Nostalgia

Paolo Maldini – l’Eterno Re del Calcio

“Ci sono grandi giocatori e ci sono campioni di livello mondiale. Poi, ci sono quelli che riescono a spingersi anche oltre. Paolo, ne è l’esempio perfetto. È il simbolo del Milan” – Alessandro Del Piero, una delle icone più titolate nella storia del calcio, ha ritratto così il grande Paolo Maldini, uno di quei pochi giocatori che vanno oltre la definizione di campione di livello mondiale.

Del Piero, un uomo che con la Juventus ha segnato più di 200 goal in Serie A in quasi due decenni di attività, ha inquadrato bene la figura di Maldini nel calcio. Il più grande difensore che abbia mai solcato i campi della Serie A, senza eccezioni (ma con una doverosa menzione a Franco Baresi); un giocatore che è entrato di diritto nell’élite del calcio.

I giocatori vanno e vengono nei campionati di tutto il mondo e conquistano il cuore degli appassionati; qualcuno diventa anche un modello per i bambini nei campetti, per un po’; alcuni restano sotto le luci della ribalta per qualche anno; alcuni, però, lasciano un segno così profondo nella storia del calcio da durare per generazioni.

Paolo Maldini ha reso la difesa un’arte e ne ha scritto le regole; è il punto di riferimento per tutti i difensori in erba di tutto il mondo, anche adesso che siamo nell’era del “difensore moderno”. Quando un giovane difensore fa grandi cose in un club, partono subito i confronti: “È il Maldini basco” – hanno detto alcuni tifosi del Manchester City parlando di Aymeric Laporte. Il confronto è certamente sbilanciato, ma fa capire quale sia lo strumento di paragone che adottano tutti i giovani difensori in tutto il mondo.

Paolo Maldini

Torniamo al gennaio 1985. Bettino Craxi è Presidente del Consiglio, l’Italia sta vivendo freddo e nevicate da record, Ronald Reagan è all’inizio suo secondo mandato da presidente negli Stati Uniti e, a Udine, un sedicenne Paolo Maldini si sta alzando dalla panchina per fare il suo debutto con il Milan, entrando come terzino destro. Gli avversari sono l’Udinese di Zico, in campo ci sono -13°C e il ragazzo non era preparato a giocare con la neve. Così il campione di calcio inglese Ray Wilkins gli presta gli scarpini, di due taglie più piccoli, affinché possa giocare.

Il fatto che abbia iniziato la sua carriera come terzino destro potrebbe aver catturato l’attenzione di qualcuno, visto che Maldini si è poi affermato negli anni come grande difensore a sinistra. In realtà, quella di terzino destro era la posizione naturale di Maldini. Quando era bambino, passava ore e ore a calciare la palla il più lontano possibile con il piede sinistro, per rendere il gesto naturale come col destro.

Il tempo speso ha dato i suoi frutti: nella stagione 1985/86 si creò un posto vacante da terzino sinistro e Maldini fu mandato in campo in una posizione che non era la sua naturale. Era poco più che un ragazzino, ma la maturità che ha dimostrato nell’adattarsi alla situazione era quella di un veterano esperto. Il rapido adattamento di Maldini, ad un ruolo che per lui era nuovo e innaturale, è un primo chiaro esempio di ciò che ha reso Paolo il migliore: costanza, professionalità, affidabilità. Maldini aveva tutto quello che puoi chiedere a un difensore e anche di più.

Ma, onestamente, se ti chiedessero qual è la caratteristica più importante per un difensore, cosa risponderesti? Molti fan del calcio moderno probabilmente direbbero che è il passaggio, pensando alle doti di Gerard Pique o Aymeric Laporte nel calcio attuale; oppure si potrebbe pensare alla tenacia, condizione mentale che ha reso grandi Virgil van Dijk o Giorgio Chiellini. Ma in realtà se ci pensi bene quello che conta davvero sono i contrasti, perché è a quello che serve anzitutto un difensore. Paolo Maldini era così forte nei contrasti, che spesso non aveva neppure bisogno di entrare in scivolata.

Stando alle sue parole, trovarsi nella situazione di dover entrare in scivolata significa aver commesso un errore. Uno dei più grandi allenatori di tutti i tempi, Sir Alex Ferguson, ha detto che una volta ha visto Maldini giocare andata e ritorno di una semifinale di Champions League, contro il Bayern Monaco, senza fare nemmeno una singola scivolata.

L’ex mister dello United ha dichiarato: “Quando penso ai campioni degli ultimi anni, Lionel Messi è il primo nome che viene in mente. Anche Zidane era fortissimo, ma, senza dubbio, Paolo Maldini è stato il mio preferito. Aveva una presenza in campo meravigliosa, uno spirito competitivo, tanto atletismo e, sebbene non fosse il migliore del mondo dal punto di vista tecnico, ha fatto la differenza in tutte le formazioni che si sono susseguite nel Milan durante la sua era di meravigliosi successi”.

Il sangue dei Maldini dimora a San Siro. La maglia numero 3 è stata ritirata dopo l’addio di Paolo al calcio giocato e verrà riutilizzata solo se uno dei figli di Maldini, Christian o Daniel, si dovesse guadagnare il diritto di indossarla. Al momento, Christian gioca per la Pro Sesto in Serie C, mentre Daniel, cresciuto nelle giovanili del Milan, ha esordito da poco in prima squadra. Ancor prima però, Il padre di Paolo, Cesare Maldini è stato a sua volta una leggenda di Milano. È stato il primo capitano del Milan a vincere la Coppa dei Campioni ed è stato uno dei fautori del Catenaccio, il sistema di gioco difensivo che ha reso famosa l’Italia per decenni.

Paolo Maldini ha avuto una carriera infinita ed il solo considerare per quanti anni è stato il migliore dovrebbe bastare a farlo inquadrare come uno dei più grandi di sempre. Ha giocato da terzino sinistro fino circa ai 30 anni; quando ha iniziato a mancargli un po’ la gamba, non ha pensato al ritiro e non ha ignorato la cosa, ma si è innovato e si è trasferito al centro della difesa.

Un ulteriore fondamentale indicatore della grandiosità di Maldini è il fatto che ha sempre brillato, sotto tutti i diversi allenatori, ognuno dei quali aveva le sue diverse idee di calcio, ed in periodi differenti.

Nella sua prima stagione da titolare, Maldini ha vinto lo Scudetto e la Supercoppa Italiana, sotto la guida del grande allenatore Arrigo Sacchi, spesso menzionato come uno dei migliori allenatori di tutti i tempi. Un paio d’anni dopo, i rossoneri di Sacchi hanno consolidato la loro posizione come una delle squadre più grandi di tutti i tempi, vincendo due Champions consecutive, con Maldini protagonista, insieme a giocatori del calibro di Franco Baresi.

Dopo il regno di Sacchi, Maldini è stato una componente fondamentale del Milan di Fabio Capello, che fu autore della famosa vittoria per 4-0 sul dream team del Barça di Johan Cruyff nel 1994. Il Capitano ha giocato in totale otto finali tra Coppa dei Campioni e Champions League, in una carriera di oltre 1000 presenze con il club e in nazionale. Ha anche vinto sette scudetti.

E la sua carriera è andata ben oltre ben oltre Sacchi e Capello, di molti anni. La sola longevità della sua carriera è un validissimo motivo per vedere Maldini come uno dei migliori in assoluto. Non è stato il pilastro di una sola formazione, ma di quattro o cinque, negli anni. Pensate che, nella sua prima stagione al Milan, Maldini era compagno di Giuliano Terraneo e nella sua ultima giocava con Matteo Darmian. Questi due giocatori hanno 36 anni di differenza.

Sarebbe un grave errore di giudizio cercare di riassumere la brillante carriera di Maldini in un unico articolo, per farlo servirebbe un libro intero, ha fatto così tanto che c’è semplicemente troppo da cercare di ricordare.

Il 24 maggio 2007, Maldini ha alzato il suo quinto e ultimo trofeo di Champions League, all’età di 38 anni. I rossoneri hanno sconfitto il Liverpool 2-1 ad Atene, vendicando il dramma della sconfitta di due anni prima ad Istanbul.

Tuttofare e maestro in tutti gli aspetti del gioco, Maldini aveva tutto ciò che si può desiderare. Nel 2009, Maldini ha giocato la sua ultima partita, all’età di 41 anni. Si è ritirato da icona del calcio italiano e si è ritirato da, probabilmente, più grande difensore di tutti i tempi.

I giocatori che si legano ad una sola maglia sono sempre più rari ormai, ma Maldini ne era l’esempio perfetto. Non era il classico difensore aperto che fa il simpatico, ma era umile, professionale ed un gran lavoratore, che spendeva ore ed ore fuori dal campo ad allenarsi meticolosamente per migliorarsi costantemente.

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